Berlino

Berlino è un perfetto esempio di convivenza con il passato che non sempre, o non ancora, riesce ad armonizzare.

È sufficiente passeggiare in quella parte della città che è stata la Berlino Est per riuscire a percepire nell’aria il profumo di quel periodo storico. Nonostante tutto sia stato ricostruito e rinnovato secondo la visione moderna, che va anche in contrasto con l’ideologia di allora, ed anche questo è un segno peculiare della Berlino di oggi, resta l’atmosfera di passato tuttora presente.
Non parlo dei negozi che vendono ai turisti cimeli falsamente autentici o della pantomima del checkpoint Charlie attuale e neanche del pur valido museo della DDR che ha il pregio di testimoniare quell’epoca ma che, per la stessa natura di essere un museo, ha in se il timbro di un passato non più presente.
Sto parlando di un impalpabile umore dell’anima al quale non si può sfuggire, umore che abita nei cuori di chi ha vissuto in prima persona quegli anni, forse in tutti berlinesi, e che finisce per diffondersi e permeare tutto.

Capita così di vedere in Alexander Platz i due aspetti più rappresentativi della Berlino odierna, posizionati non volutamente, ma molto simbolicamente, ai due estremi della piazza. Se da una parte troviamo una mostra all’aperto che celebra la caduta del maledetto muro basta compiere pochi passi e arrivare dall’altro lato per vedere seduto ad uno dei tanti tavoli all’aperto quell’uomo anziano che osserva con enorme, e per niente celato, disprezzo lo scempio che si compie ai suoi occhi di quel luogo simbolo di tutto ciò in cui credeva. Dev’essere insopportabile per lui vedere quei turisti che si muovono ignari del fatto che solo pochi anni prima si poteva vivere in uno stato che aveva come ideale la rinuncia del proprio a favore del benessere di tutti. Che fosse un principio inattuato era secondario e certo non giustifica quella turba di persone superficiali e interessate solo a se stesse, epigoni della società materialista e corrotta contraria a tutti i suoi ideali. Senza dubbio una persona sola con i suoi ricordi, unica compagnia è un giovane sui trent’anni, probabilmente una sorta di allievo della sua ideologia e che unico sembra condividere il suo sguardo passatista e reazionario.

È lungo la Karl Marx Allee che si torna davvero indietro nel tempo e nello spazio. Allora serviva a testimoniare in maniera roboante la potenza del regime; oggi solamente l’esistenza e quindi la caduta. Allora la pavimentazione stradale creata per resistere al passaggio di colonne di carri armati legittimava a pensare che la DDR sapeva sopportare il peso della responsabilità di opporsi al declino dei valori socialisti anche a costo di dover resistere ai disagi della guerra; oggi non c’è altro che una grande larga e bella strada. Allora gli edifici ai lati attestavano l’efficienza dell’apparato burocratico che era al completo servizio del cittadino, ma che anche nascondevano la squallida normalità del sistema creato; oggi restano solo come una bella immagine vintage di un passato fallito.

La grandezza di Berlino permette di poter arrivare in Kurfürstendamm, per i berlinesi Kudamm, un viale concettualmente all’esatto opposto della Karl Marx Allee perché nato e mantenuto come enorme centro commerciale che però a partire dagli anni 20 del 1900 è stato anche centro di ritrovo per gli intellettuali. In questa parte della città è nata la Marmorhaus, il primo palazzo del cinema di Berlino.

Insieme alle contraddizioni, alcune più sostanziali e altre solo più apparenti, in questa città si respira un’aria di fermento culturale che si manifesta nella possibilità di visitare i numerosi musei che ospita, i più importanti dei quali si trovano nella parte settentrionale dell’isola sulla Sprea che data l’immensa importanza culturale ed artistica nel 1999 è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Eppure anche in questo aspetto Berlino ha saputo non perdere il legame con il suo passato, uno di questi musei infatti è la East Side Gallery.

Se fosse solo per il nome potrebbe non dire granché, in realtà non è altro che un tratto del Muro che divideva Berlino lungo più di un chilometro che è stato dipinto con 106 murales da più di 100 artisti ed è considerata la più lunga galleria all’aperto del mondo. Chiunque abbia visto queste opere non può essere restato indifferente al grande contenuto emozionale che rappresentano. Non solo, infatti, questo è l’unico tratto di muro ancora in piedi, il che permette di rendersi conto di che presenza ingombrante e ineludibile fosse il Muro in mezzo alla città, ma permette attraverso i murales stessi di capire sia la storia che vi è raffigurata ma anche come quel periodo sia stato vissuto.
Basta citarne due tra tutti, il famoso bacio tra Leonid Il’ič Brežnev ed Erich Honecker con la scritta soprastante che in cirillico dice “Signore! Aiutami a sopravvivere a questo amore letale” e la Trabant, auto molto economica che di fatto era l’unica scelta possibile per il trasporto privato nella DDR, che sfonda il muro e che sulla targa riporta la data 9-11-1989 che è il giorno in cui è caduto il muro.

Berlino è una città viva che vive il suo presente come un ponte tra il suo passato e il suo futuro e, al netto di tutti i suoi innegabili difetti, mi affascina in un modo per me impossibile da ignorare e credo che appena mi sarà possibile non mancherò di tornare a salutarla.

Ich liebe Berlin.