(Parentesi) – persone tra un prima e un dopo

Come nasce l’idea

Partendo dalla mia esperienza basata sul programma terapeutico concluso nel 1992, presso la Comunità Incontro di Pistoia, ho deciso di usare la fotografia per mostrare una realtà conosciuta a volte solo a grandi linee, il mondo delle dipendenze. Animato da questo personale retroscena e motivazioni mi sono impegnato in questo progetto.

Fin da subito però mi sono scontrato con la realtà che vede il mondo delle dipendenze, e delle strutture correlate, profondamente mutato da allora; questo ha richiesto una rielaborazione della concezione mentale e della pianificazione che mi ero fatto costringendomi ad affrontare con uno sguardo nuovo, e pulito, questa dimensione che mi è appartenuta ma che si è evoluta. Adesso posso dire che è stato un bene.

La realizzazione di questo lavoro ha richiesto un impegno, che immaginavo grande ma di cui non sapevo stimare la misura, logistico ed emotivo; durante tutto l’anno trascorso con gli utenti della comunità ho potuto confrontarmi sul piano personale con molti di loro e ne ho ricavato ogni volta un arricchimento.

Delle tante ore trascorse insieme quelle servite a scattare fotografie sono state nettamente inferiori rispetto a quelle impiegate ad ascoltare le loro storie e, ogni volta che è stato possibile farlo, raccontare la mia. Questo mi ha permesso di raggiungere l’invisibilità, condizione alla quale ogni fotografo aspira, grazie alla quale ho potuto osservarli attraverso l’obiettivo in totale libertà.

Lo scambio reciproco mi ha anche reso possibile raggiungere una condizione di maggior valore, la possibilità di interagire durante gli scatti senza che questo limitasse la loro spontaneità ma, anzi, ne risultasse totalmente libera di esprimersi; quasi che proprio l’essere osservati da un obbiettivo “amico” li spronasse a mostrarsi liberamente e non passivamente.

 

Qual era l’obiettivo
Troppo spesso si assiste alla semplificazione data da assiomi che accomunano la tossicodipendenza, e le dipendenze in generale, alla debolezza e al rifuggire responsabilità e problemi personali. Questo modo di vedere si manifesta chiaramente con la definizione di “drogato” che viene spesso attribuita a queste persone. Di fatto in questo modo si negano alla radice qualsiasi attribuzione di sentimenti e il desiderio di recuperare la propria esistenza.

Queste immagini vogliono mostrare la persona al di là del contesto, contesto che ovviamente non può essere completamente ignorato ma che non deve connotare al di sopra di tutto l’individuo.

Abbiamo cercato di entrare nello spazio non ordinario della vita di una persona che è lo stare in comunità. Un passaggio tra il prima, la vita com’era, e il dopo, la vita come sarà.

Una (Parentesi)

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