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Pride (We are everywhere)

Stonewall fu fin da subito una rivolta e protesta che rappresentava e reclamava i diritti di tutte le intersezionalitá e quindi tutte le minoranze oppresse, in particolare le varie preferenze sessuali e identità di genere non normative.

Molteplici furono le storie e i/le protagonist*;  a distanza di 50 anni si fatica ad ricordare con esattezza chi fu esattamente a dare il via alla rivolta.
Sicuramente Sylvia Rivera, Marsha P. Johnson o Stormé DeLarverie furono tra coloro che fecero il passo decisivo.

Il pretesto fu l’ennesima irruzione allo Stonewall fatta dalla polizia di New York. Irruzioni simili venivano regolarmente compiuti per, si diceva, combattere la mafia che era dietro la gestione del locale, ma era anche la scusa per perseguire i frequentatori del locale che erano in maggioranza omosessuali.
Non bisogna dimenticare che erano gli anni del Maccartismo, un periodo storico della politica americana che partendo dalla volontà di combattere il pericolo comunista (pericolo ovviamente inesistente) finì per accanirsi contro tutte le “diversità” in una spirale bigotta e spesso anche violenta, occorre infatti ricordare anche che l’omosessualità era allora illegale.

Le irruzioni, furono ben cinque quasi consecutive, iniziarono venerdì 27 Giugno 1969 ed andarono avanti fino al 3 Luglio, con una pausa di due giorni dovuta alla pioggia.

Questo fu la goccia che fece traboccare il vaso dell’esasperazione.

Difficile fare una ricostruzione esatta di come si svolsero gli avvenimenti; due sono le ricostruzioni che paiono le più attendibili.
In una si dice che Sylvia Rivera scagliò una bottiglia contro un agente dopo che questi l’aveva percossa con un manganello, un’altra versione vuole invece che fu Stormè DeLarverie ad opporre resistenza mentre veniva trascinata verso un’auto della Polizia incitando la folla a reagire rivolgendosi a loro dicendo “Guys, why are you standing there doing nothing?” (“Ragazzi, perché state lì senza far niente?”).

Comunque siano andate le cose da quella notte di 50 anni fa prese il via una ribellione figlia dell’esasperazione destinata a dare inizio ad un movimento molto più grande di quello che si poteva immaginare. Quel moto di ribellione è arrivato fino ad oggi, vive e lotta più che mai nella rivendicazione dei diritti di ogni realtà sessuale e di genere e si manifesta in modo visibile agli occhi di tutti nel mese di Giugno, mese in cui si decide di organizzare in ogni parte del mondo i Pride.

Così come allora lottavano a loro modo per tutt* quelle persone queer e senzatetto che si erano rifugiat* nel Greenwich Village o nello Stonewall Inn, includendo tutt* quell* che venivano oppress* e marginalizzat* sotto piú fronti, oggi si combatte ogni giorno per gli stessi motivi e cause.

Si combatteva e si combatte contro il razzismo, la discriminazione, si protestava e si protesta contro le leggi anti-immigrazione, contro la prostituzione obbligata perché frutto di schiavismo e sfruttamento, contro la precarietà economica e contro lo sfruttamento del lavoro, specialmente se dovuti a discriminazioni di genere sessuale, contro il degrado.

Queste erano tutte battaglie intersezionali presenti fin da subito in quella settimana di protesta 50 anni fa, fu poi con il tempo che queste intersezionalitá furono rese invisibili con il Pride. Da subito fu definito Gay Pride, perché principalmente rivolto alla rivendicazione dei diritti degli omosessuali; spesso però finì con l’includere la società omosessuale bianca ed imborghesita, offuscando la realtà e i principi di ciò che includevano i moti di protesta di 50 anni fa.

Per questo attualmente si chiama solamente Pride, intendendo con questo includere tutte le realtà sessuali e di genere che fanno parte dell’universo arcobaleno. Quel mondo che racchiude la peculiarità che ognuno ha in sé e che, come tale, è preziosa per il solo fatto di esistere e deve essere valorizzata e difesa contro ogni attacco alla sua dignità.

Volendo tradurre in italiano Pride è possibile dare origine a equivoci, infatti il termine italiano – orgoglio – può assumere anche il significato di superbia; il concetto di orgoglio però deve intendersi più – anzi del tutto – con il concetto di fierezza.
Fierezza di essere ciò che si è, che ci si sente di essere, per il solo fatto che siamo e ci si sente.

L’orgoglio, la fierezza, si basa su tre assunti fondamentali:

  1. che le persone dovrebbero essere fiere di ciò che sono
  2. che la diversità sessuale è un dono e non una vergogna
  3. che l’orientamento sessuale e l’identità di genere sono innati o comunque non possono essere alterati intenzionalmente.

Una volta stabiliti fermamente questi tre aspetti si può avere una base comune per affermare, ma soprattutto far valere, la propria esistenza e appartenenza alla società in ogni suo ambito, senza più discriminazioni.

Quelle che seguono sono foto scattate durante alcuni Pride ai quali ho partecipato, sia in veste di chi rivendica la propria bisessualità e la condizione sessuale o di genere di chiunque altr* come una condizione normale quanto qualunque altra, che in veste di mero osservatore.

L’intento è stato unicamente quello di mostrare le diversità, che sono sinonimo di ricchezza ed accrescimento culturale, e la gioia che si riesce a manifestare in un contesto come quello del Pride, che se solo la si lasciasse vivere per come è – innocua perché assolutamente normale – si potrebbe esprimere in ogni aspetto della vita quotidiana, con enorme accrescimento e beneficio per chiunque.

Grazie a Manuela Ferrari per l’aiuto nel mettere per scritto quanto avete letto.

 

Liguria Pride 2019

Toscana Pride 2019

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